Istituito originariamente nell’XI sec. il castello di Frontone è stato per circa quattrocento anni una roccaforte contesa tra i signori di Cagli e quelli di Gubbio. Nel 1420 è Guidantonio da Montefeltro ad annetterlo ai possedimenti del ducato di Urbino e poi suo figlio Federico III a modificarne la struttura dopo aver respinto, nel 1445, il tentativo di conquista di Sigismondo Pandolfo Malatesta signore di Rimini. Trasmesso per via ereditaria ai della Rovere il castello viene conferito nel 1530 – assieme al titolo nobiliare di conte – alla famiglia modenese dei della Porta che ne manterrà il possesso fino al XX secolo. Dopo alcuni passaggi di proprietà il castello viene infine acquisito dal Comune di Frontone (1985) che, dopo aver provveduto a restaurarlo, lo apre al pubblico nel 2002.



Ancor più movimentata è la vicenda del Monastero di Fonte Avellana che – in oltre mille anni di storia – ha alternato momenti di splendore (culturale ed economico) a momenti di grave difficoltà che hanno messo in discussione la sua stessa esistenza.
Il rilievo sempre maggiore acquisito dal cenobio avellanita (che sotto la guida di San Per Damiani si trasforma in Congregazione) si traduce in un insieme di lasciti, donazioni e acquisizioni che (a partire dall’XI sec.) fanno del monastero una “potenza” economica e sociale e successivamente nella bolla papale che nel 1325 lo eleva ad abbazia. L’affidamento della Congregazione ad abati commendatari (1392) produce però una progressiva decadenza dell’istituzione, su cui si abbattono in seguito anche le soppressioni napoleonica (1810) e del Regno d’Italia (1866). Assegnato ai monaci Camaldolesi il monastero conosce infine – a partire dagli anni trenta del ‘900 – quella progressiva rinascita che possiamo constatare di persona visitandolo.
Lungo il Sentiero delle Stelle Amiche i “manufatti” non sono però l’unica cosa di valore storico: è la stessa foresta che si attraversa percorrendolo ad avere un significato ed una rilevanza del tutto particolari. La sua attuale configurazione deriva infatti – in gran parte – dall’adozione del Codice forestale camaldolese, insieme di norme e precetti che dal 1027 presiedono alla sua gestione considerandola non solo come risorsa ma anche come bene da preservare. Prefigurando cioè un modello di “sostenibilità” che oggi risulta quanto mai attuale.
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